GIOVANI E POLITICA: ALLA RICERCA DI UN INCONTRO POSSIBILE

Una delle conquiste della maggiore età, patente e giustifiche auto-firmate a parte, è, tradizionalmente, il voto. Quel “Quest’anno voto anch’io!”, pronunciato con una certa nota d’orgoglio da ogni neo maturato di fronte alla prospettiva di elezioni, ha sempre il senso soddisfatto di un traguardo raggiunto; forse, retaggio di un passato in cui, poter esprimere la propria opinione era davvero il culmine di un processo di maturazione politica acquisita nel tempo.
Il guadagnato posto all’interno dell’elettorato attivo, oggi però ha più valore di una conquista formale che non di un diritto meditato e atteso. In molti casi, arrivano alle urne giovani inconsapevoli, incerti fino ad un instante prima di tracciare quella fatidica x, che dovrebbe essere l’espressione più alta di libertà e cittadinanza, su cosa scegliere e perché.  
Un po’  per carenza di adeguata formazione politica e civica, un po’ perché lo scenario attuale si presenta sostanzialmente povero di proposte e personaggi credibili, il rapporto dei giovani con la politica spesso si snoda attorno ai poli del fanatismo di tendenza, incosciente e vuoto, o, al contrario, della totale indifferenza. Lungi dal seguire quella malsana e semplicistica tendenza, che spinge ad adagiarsi nei luoghi comuni di una politica ladra, sporca e corrotta, o viceversa, di una gioventù apatica, l’evidenza dei fatti, tuttavia, non lascia spazio a scuse e giustificazioni. In una spirale a picco verso il fondo, la politica sta perdendo inevitabilmente punti nelle classifiche della credibilità comune e soprattutto nelle hit parade giovanili, in cui è confinata agli ultimi posti per valore e interesse riscosso. Qualcuno dice che la politica ha abbandonato i giovani e i giovani hanno abbandonato la politica, ma in ogni caso, in questo rapporto di reciproca interdipendenza, le responsabilità degli uni e dell’altra si compenetrano e si confondono in un gioco in cui, a perderci, sono entrambi.   
Da una parte, le fazioni politiche sembrano ricordarsi dei giovani  solo in vista delle elezioni per accaparrarsi potenziali elettori; in quel caso la propaganda, da ogni parte, si fa intensa ed emotiva, mira a coinvolgere e a far sentire coinvolti, si maschera di proposte ottimistiche, di parole suadenti che prospettano svolte epocali e riscatti. E’ una sfida tra retorica e sofismo che cessa, però, alla proclamazione del vincitore, e nonostante i passaggi del testimone tra una parte e l’altra, “tutto cambia perché niente cambi”. Ad oggi, il ruolo delle sezioni di partito, che un tempo forgiavano le menti delle futura classe dirigente,  va scemando, la formazione politica dei giovani è un vocabolo in via d’estinzione dal linguaggio comune e  il ricambio generazionale della politica spesso sembra soccombere di fronte al baronismo delle poltrone governative. E non è stato raro, assistere in questi anni al trasformismo sfacciato e mercenario di chi predica idee prestategli di volta in volta da un partito diverso, alla fusione di gruppi politici in miscugli poco chiari “di larghe intese” o al contrario, alla scissione in tante piccole cellule pseudo partitiche destinate a essere inghiottite dagli squali grossi del  mare magnum politico. Viene spontaneo chiedersi se ci sono stati davvero momenti migliori o in fondo la politica è sempre stata, bene o male, quella di oggi, se i tempi amari che viviamo sono solo momentanea parentesi di percorso o cronica malattia con cui convivere. Di certo c’è, che se la vera politica è esistita,  noi non l’abbiamo vissuta.  
Proprio per questo motivo,  è difficile spiegare l’opportunità della formazione politica a chi, delle sezioni, ha conosciuto solo i tavoli inondati di fumo e carte da briscola. E’ difficile da spiegare il valore di una politica intesa come missione per la collettività, a chi della politica, ha conosciuto, più che altro, i tafferugli e gli scandali di corruzione. Ed ancora, e qui il problema affonda radici anche più in profondità, è difficile da comunicare  quell’interessamento alla politica per il  gusto di sentirsi polites, cittadini, a chi, forse, poco conosce di quei 139 articoli, sudati sessant’anni fa dall’assemblea che plasmò la nostra carta costituzionale.  Perché, se è vero che una causa di disinteresse e allontanamento  dalla politica è la prospettiva poco rassicurante di dover  “scegliere il male minore”, d’altra parte, è  indubbio che, distacco, alienazione e ignoranza, siano anche un atteggiamento sbagliato da parte di alcuni giovani che  hanno abbandonato la prospettiva di partecipare attivamente  alla sfera pubblica (o quantomeno non rimanerne esclusi!)  a favore unicamente di  quella privata e vivono, per così dire, parallelamente fuori dal mondo. E’ ovvio che è possibile  gettare la spugna, non a diciott’anni, non senza aver prima provato concretamente a cambiare quanto di marcio eventualmente provochi il nostro disgusto.
Anzi, nella speranza di una politica che ritorni a generare sana passione e che aiuti ad uscire dal ripiegamento su se stessi, nell’ottica di un lavoro per la comunità, non rimane che riporre le attese di cambiamento, proprio nelle risorse della popolazione giovanile, da sempre incapace di accontentarsi della mediocrità e naturalmente portata all’innovazione e al sogno di una società migliore.


Lorenza Moscara – III Liceo