Perché studiamo?

La società oggi richiede un livello di preparazione sempre crescente e ci trasforma in studenti a vita. Ormai abbiamo quasi tutti raggiunto la consapevolezza che gli esami non finiscono mai! Affrontiamo queste prove da quando siamo piccoli: interrogazioni e compiti che si concludono con la “maturità”. Poi si approda all'università e lì è un esame continuo. Le aziende cercano una specializzazione approfondita e un percorso di studi eccellente. Quindi non può più bastare la promozione, tanto più se strappata per il rotto della cuffia. Servono risultati brillanti in ogni prova che si affronta. Risultati che sono la dimostrazione delle nostre capacità e, soprattutto delle motivazioni allo studio che ci portiamo dentro sin dalla scuola elementare.
Il segreto del successo sta proprio qui. Studiamo perché è un dovere, per far piacere ai genitori, per avere buoni voti e relativi regali o perché ci piace? Perché le conoscenze sono l’alimento che nutre la nostra curiosità intellettuale e suscita la gioia di scoprire cose nuove? Studiamo per la scuola o per la vita?
La scuola è certamente un veicolo di formazione umana e di cultura essenziale per la crescita e per lo sviluppo della persona. Lo è tanto più quanto più essa si pone e si realizza come spazio di comunicazione interattiva che, nel dialogo, suscita interesse e favorisce un apprendimento attivo che non si esaurisce nelle ore di un mattino ma continua come un’onda lunga quanto la vita.
Che fare quando una “materia” proprio non va giù? La si studia per forza, senza voglia, senza impegno, senza concentrazione, annoiandosi a morte?
Interviene a questo punto la professionalità del docente che, appassionato della sua materia di insegnamento, suscita curiosità ed interesse, fa emergere il rapporto tra i contenuti culturali e la vita, tra teoria ed esperienza vissuta e da vivere, accende una luce che rende più vivi i colori grigi di alcuni argomenti di cui finalmente si scopre il senso.
Ma i modelli di vita sempre più banali e volgari che ci vengono proposti o, meglio, imposti dalla tivù, lasciano spazio al desiderio di cultura vera?

                                                                                           Manuela Margiotta V ginnasio