La febbre del sabato sera

Il nostro esame delle tendenze giovanili si è limitato finora a quelle che esprimevano in modo chiaro ed evidente una concezione polemica nei confronti della società e manifestavano sotto varie forme un contenuto di protesta. Sarebbe però sbagliato limitarci a queste, che non sono state né le più diffuse né le più durature. Milioni di ragazzi di tutto il mondo, dagli anni Cinquanta ad oggi, si sono riuniti e divertiti senza contestare alcunché, senza fare violenza e dell’eccesso una norma di vita.
L’unico comune denominatore fra i gruppi di teen-ager tanto diversi è stata ed è ancora la straordinaria passione per la musica e per il ballo.
Quando, nella primavera del 1978, nelle sale cinematografiche di mezzo mondo si cominciò a proiettare Saturday night fever (La febbre del sabato sera), un film interpretato da un vero virtuoso della danza, quale attore italoamericano John Travolta, i giovani scoprirono improvvisamente un nuovo idolo. La storia del protagonista Tony Manero, che, avvilito nella vita di ogni giorno da un lavoro ingrato e da insanabili tensioni familiari, si riscatta il sabato sera divenendo il re della discoteca 2001 Odissey, rappresenta una sorta di favola moderna a lieto fine.
Circoscrivendo il nostro discorso all’Italia, osserveremo che, in effetti, sale da ballo chiamate discoteche esistevano già da diversi anni, ma la rivoluzione del dopo-Travolta le trasformò in modo tale da renderle irriconoscibili. Il loro numero si moltiplicò ed esse spuntarono come funghi non solo nelle grandi città, ma, in mezzo alle campagne (rave) e soprattutto in zone dalla spiccata vocazione turistica.
Le nuove discoteche si differenziano dalle vecchie per diversi aspetti: innanzi tutto per le maggiori dimensioni, poi per il volume della musica, decisamente assordante, quindi per la presenza di nuove figure, quali ad esempio il buttafuori, incaricato di impedire l’ingresso agli ospiti indesiderati, il PR, responsabile dei rapporti con la clientela, e, infine, il disc-jockey, più sbrigativamente chiamato DJ.
A farla da padrone, nelle odierne discoteche, è il genere techno, cioè un tipo di musica ripetitivo e monotono, dalle frequenze altissime, martellanti, assolutamente privo di interesse in sé, ma (secondo alcuni!) particolarmente adatto al ballo. La frequenza delle battute finisce per uniformarsi a quella del respiro e ai battiti del cuore, per qualche tempo il corpo diventa praticamente insensibile alla fatica ed è in grado di compiere sforzi notevoli e prolungati.
Per far parte della tribù dei “discotecari” occorre un abbigliamento adatto, che pur non essendo fissato da alcuna norma, deve essere insolito, stravagante, tale da essere notato a un primo sguardo. Capita così di incontrare ragazzi vestiti da pirati, con occhiali da sole anche di notte; mentre le ragazze (la maggior parte) optano per vestiti succinti, dai colori sgargianti e calzano scarpe dai tacchi altissimi.