I no positivi

Da bambini si è abituati a vivere in una campana di vetro, protetti costantemente dai genitori. Non si è in grado di distinguere il giusto dallo sbagliato, il bene dal male, perché c’è sempre qualcuno pronto a proteggerci e a scegliere per noi. Poi si diventa grandi, si comincia a pensare con la propria testa, o quasi. Infatti molte, anzi direi troppe, sono le volte in cui noi, entrati nella delicata fase dell’ adolescenza, ci lasciamo trascinare dal gruppo, dalla moda,  dall'imitazione. Tuttavia alle nostre spalle rimangono i genitori, pronti a darci una mano quando stiamo per cadere.
Come fanno? Ho provato a fare la stessa domanda ad alcuni ragazzi e la maggior parte di loro mi ha risposto “Non ci lasciano vivere. Non fanno altro che dire di “no” a tutto ciò che chiediamo”.
E’ vero sono numerosi i “no” che quotidianamente (o quasi) riceviamo dai nostri genitori. Ma abbiamo mai provato a chiederci il perché? In fondo la società di oggi non offre sicurezza, sotto tutti i punti di vista, sia ai genitori (in un ansia perenne) sia a noi ragazzi che senza accorgercene siamo esposti a milioni di stimoli, interni ed esterni, che ci rendono schiavi. I no possono essere positivi, nel senso che ci fanno crescere. Tuttavia bisogna che i genitori lascino vivere ai propri figli le esperienze e i rapporti quotidiani di ogni giorno.
E’ come se un cordone ombelicale ci tenesse ancora attaccati alla famiglia. Ora è arrivato il momento di tagliarlo, con cautela, perché romperlo troppo presto sarebbe come abbandonare il proprio figlio, e non romperlo affatto vorrebbe dire incatenarlo per sempre ed emarginarlo dal mondo lì fuori che continua ad andare avanti.