
Beh miei cari compagni dovete sapere che i nostri cari latini erano molto “simpatizzanti” per l’alcool! E già, non scherzo! Va a finire che l’ “otium” letterario era veramente l’ozio che intendiamo noi oggi e che questi poeti riempivano con vino e sottospecie di liquori.
Agli antichi romani piaceva molto prendere delle belle “sbornie” (termine tecnico ad alto nella new generetion); infatti la fermentazione del vino non era controllata come oggi e perciò il grado alcolico era molto elevato.
Poi come noi abbiamo i nostri buonissimi whisky aromatizzati, anche i 2000 anni fa i romani aromatizzavano il vino con uva passa miele o spezie (conditum). Esisteva anche la birra ma era considerata volgare.
Adesso però sorprendetevi perche i verseggiatori latini bevevano anche una specie di “mojito” (altro termine ad alto uso); aveva un nome un po’ più austero però: “Contitum paradoxum”. Era un insieme di vino, miele, alloro, datteri, pepe e zafferano cucinati e conservati dopo la cottura. Ovviamente con il “Contitum paradoxum” si superava abbondantemente il limite del tasso alcolico nel sangue e perciò non si poteva guidare la biga!
Sorge, quindi, spontaneo un dubbio: i profondissimi versi che noi studiamo provengono dal loro geniale e superlativo intelletto o semplicemente sono una “manifestazione” della loro ebbrezza?
