Galileo…. apriti cielo!

Articolo redatto da Elena Sozzo.
Chi l’avrebbe minimamente immaginato che il padre della scienza, all’età di 17 anni, trovasse entusiasmante la lettura dell’Inferno dantesco o dell’Orlando Furioso dell’Ariosto? Ebbene sì. È il 1581 quando Pisa, città “maestra” insieme a Firenze e Padova, porge a Galileo la fama di “scolaro artista” che lo porterà alla scoperta di un nuovo mondo: l’arte! Sin dall’inizio i suoi studi erano stati indirizzati verso il filone umanistico, ne sono esempi i suoi scritti: sonetti, canzoni, commenti sul Torquato, postille sull’Ariosto e la traccia di una commedia. Il ‘500 era stato il secolo delle grandi opere e scoperte scientifiche dei  numerosi e importanti artisti del calibro di Michelangelo, Leonardo, Pontormo, ecc. che vedevano nell’arte lo strumento più appropriato per studiare e analizzare non solo la natura, ma anche l’universo. Galileo adulescentulus, non potrà far altro che raccogliere tutte queste perle e farne tesoro una volta cresciuto, proprio per questo si terrà spesso in contatto con il suo pittore prediletto: il Cigoli, tanto da permettergli di raffigurare nella sua “Assunzione della Vergine” la luna proprio come la si poteva ammirare dal cannocchiale. Ma qualcosa nell’animo geniale di Galileo stava cambiando e i suoi molteplici aspetti, sempre presenti, si dimostrarono in perfetta sintonia tra loro durante le due lezioni tenute all’Accademia Fiorentina circa la figura, sito e grandezza dell’Inferno di Dante, mescolando alle misure di gironi e bolge, riferimenti biblici e latinismi. Definitivamente traghettato alla scienza, nel 1609 con il suo perspicillum rivolto al cielo, giunge a scoperte sensazionali, che furono in grado di turbare le menti di scienziati, religiosi e anche artisti.
Le montagne della Luna. Egli dimostrò che la Luna non era un corpo celeste perfettamente sferico, come aveva pensato Aristotele e come tutti credevano;
Le macchie solari. Oggi sappiamo che esse hanno enormi conseguenze sul clima della Terra, essendo enormi esplosioni sulla superficie del Sole;
I satelliti di Giove, battezzati Astri Medicei in onore della famiglia dei Medici;
Le fasi di Venere. Dimostrazione del fatto che questo pianeta non gira attorno alla Terra ma al Sole;
Gli anelli di Saturno. Ancora un’ulteriore scoperta di grande valore per mettere in evidenza che i corpi celesti non possono essere perfetti;
Il Sole ruota su sé stesso impiegando circa un mese per un giro completo. La Terra impiega invece appena un giorno;
La Via Lattea non è un effetto di luce riflessa dal Sole ma è costituita da miliardi di stelle.
Sono trascorsi quattrocento anni dalla mitica notte in cui Galileo diede vita al primo anello di una lunghissima catena, lo strumento che avvistò sul campanile della chiesa di S. Marco  una vela, molte ore prima che fosse visibile all’occhio nudo, e che consentì ad alcuni senatori della Repubblica di Venezia di vedere dallo stesso campanile la basilica di Padova, suscitando enorme stupore.  Un “modesto” dono al generoso Cosimo II de’ Medici, che aveva offerto al suo matematico e filosofo la cattedra di primo matematico a Pisa, dove rimarrà per ben diciotto anni, da lui stesso definiti: “li diciotto anni migliori di tutta la mia età”. A tutto questo Galileo arriva grazie ad uno studio attento e approfondito non solo delle dinamiche celesti, ma anche di quelle terrestri, quelle delle pietre, ritenute da lui stesso stelle in terra e segno di Dio,  infatti dichiarerà: “voglio cercare nelle pietre il segno del Creato!”. Grazie ad una pietra legata ad un filo di spago e fissato al soffitto Galileo scopre le leggi del pendolo usando come orologio il battito del polso, migliorando così in modo assoluto la misurazione del tempo, fino ad allora basata sulle Meridiane, le quali davano un errore di calcolo di 15 minuti al giorno.
Quest’ anno, dunque, la città di Padova sarà la capitale mondiale dell’ astronomia, in triangolo con Pisa e Firenze. Il professore William Shea, titolare della cattedra galileiana di storia della scienza dell’ università di Padova ha fatto “ricostruire” fedelmente il cannocchiale di Galileo, in cartone e con lenti in vetro di Murano, che sarà messo a disposizione di tutti per ricreare, quattro secoli dopo, le condizioni di chi è considerato lo scopritore delle prime Leggi Fondamentali della Natura.