Scuola e informazione

A cura della redazione dei giornale della scuola.
Il rapporto tra mondo della scuola e mondo dell’informazione è un elemento centrale per comprendere il significato del Concorso “Fare il Giornale nelle scuole”. Un concorso, promosso dall’Ordine Nazionale dei Giornalisti, “con l’obiettivo di sostenere le iniziative delle scuole italiane per la valorizzazione dell’attività giornalistica quale strumento di arricchimento comunicativo e di modernizzazione del linguaggio”. La scuola, non ingabbiata nel nozionismo, è e può essere vissuta come uno spazio di comunicazione all’interno ma, soprattutto col mondo esterno nel quale pulsano i problemi che coinvolgono ragazzi, adolescenti e giovani. La scuola non può lasciare fuori dalla porta i problemi considerandoli quasi elementi di disturbo, così come non può lasciare fuori emozioni, sentimenti, desideri, interessi che animano la vita dei ragazzi. Se la scuola, oltre che istruire, deve anche percorrere il cammino della formazione, deve cogliere di conseguenza i bisogni degli adolescenti intesi non solo come alunni, ma come persone in età evolutiva.
Il Presidente Del Boca, in particolare, ha denunciato la lontananza tra scuola e stampa, pur avendo in comune alcune funzioni che dovrebbero favorire il dialogo e il confronto, al servizio degli adolescenti per proli nella condizione di conoscere la realtà in modo critico e inserirsi in essa con maggiore consapevolezza e responsabilità. Si tratta di superare alcune diffidenze, nel senso che la scuola accusa i giornalisti di superficialità e di scarso spessore culturale e il mondo dell’informazione accusa la scuola di “essere appesa sulle nuvole come nelle idee di Platone”, quindi teorica, distante dalla realtà.
Vi è certamente una distinzione di ruoli e funzioni fra libro e giornale, che non può tradursi però in una dialettica di contrapposizione, ma può favorire invece una feconda collaborazione. I libri sono la storia in cui è condensato il ricco patrimonio della cultura, i giornali sono l’attualità. I libri ci raccontano “come siamo stati”, i giornali ci dicono “come siamo” e quindi ci aiutano a guardarci intorno e a capire i meccanismi di funzionamento della nostra società.
La recente valorizzazione della tradizionale “educazione civica”, alla luce della Costituzione ha l’obiettivo di favorire la partecipazione e la cittadinanza attiva dei giovani nell’attuale contesto storico, che può essere conosciuto, appunto, attraverso la lettura critica dei giornali.
Un altro aspetto, non secondario, del fare il giornale a scuola è la conquista della capacità di esprimere un’idea in tre righe al massimo, sfrondandola di aggettivi e inutili circonlocuzioni in cui si finisce con l’incartarsi senza farsi capire.
Imparare a scrivere per farsi leggere è un impegno anche per noi giornalisti in erba, che ci prepariamo ad affrontare gli Esami di Stato.