Voli del cuore e tom tom della ragione

Gran bella cosa la coscienza, complessa, seria e poliedrica, dispensatrice di segnali difficilmente univoci.
Infatti, come se non bastasse difendersi dalla pluralità incerta delle accanite opinioni esterne, spesso, il personale grillo parlante della nostra interiorità, di fronte alla necessità di valutare il da farsi su piccole e grandi questioni, gioca il brutto scherzo di sdoppiarsi e suggerire, come in un’equazione di secondo grado, due soluzioni. Due voci si ergono, allora, con eguale imperatività dall’antro dell’animo, ciascuna con le sue motivazioni tutt’altro che trascurabili: una viene dall’ordinato e asettico mondo razionale, l’altra dal tumultuoso pianeta cuore. E allora quale prendere e quale scartare? Elusa la possibilità di agire in termini matematici, non resta che farsi Edìpo, ciascuno per sé, e interrogar di volta in volta quella Sfinge che dalla notte dei tempi tormenta i suoi visitatori alle prese con le scelte della vita.
Quello tra ragione e sentimento è uno dei dissidi che hanno fatto la storia della riflessione umana e che segnano il quotidiano presente di ognuno.
Dalla raziocinante filosofia greca, baluardo di un salutare lavorio intellettuale, alla convinzione, di tutt’altra natura, di Pascal, difensore delle sanguigne ragioni del cuore, fino ad arrivare a Jane Austen autrice del romanzo “Sense and sensibility”, in tanti  hanno tentato di raggiungere il bandolo della matassa,  chiedendosi quale tra le due facoltà fosse da preferire. I sostenitori radicali dei sentimenti, sono convinti che siano questi a serbare la mappa della verità e perciò vi si abbandonano rifiutando le “aride” regole del pensiero e della ponderatezza a favore di un romantico abbandono alle pulsioni emotive. I “pro-cuore”, sembrano attualmente rappresentare la maggior parte della popolazione, demonizzando il raziocinio come un metallico mostro di spregiudicata freddezza o bollando i sostenitori della ragione come pavidi rinunciatari della vita.
Con la ragione, tendenzialmente oggi mandata in cassa integrazione, si schierano  di solito, ma non solo, i più grandicelli, riflessivi e più cauti, nostalgici di misura, accademia, canone ed equilibrio, amanti dell’ordine e del tradizionale ragionare con giudizio. Se è vero, come sostengono alcuni, che senza sentimenti non ci sarebbe espressione artistica ed emozioni, d’altra parte non si può negare che un mondo dominato dalle passioni del cuore sarebbe invivibile e travalicherebbe ogni norma di convivenza civile. Infatti, il palpitante muscolo rosso, non è solo quello che ha ispirato e permesso  imprese eroiche e testimonianze formidabili di amore; il  timone lasciato solo al cuore, talvolta, ha travolto nelle spire di fanatismo e  follia uomini che, perdendo la testa, hanno ucciso il coniuge per gelosia o sterminato frange di popolazioni per disprezzo. E ancora, è in ossequio del medesimo sentimento, che alcuni  giovani si lanciano  alla ricerca di emozioni forti e, per dar libero sfogo ai loro istinti emotivi, a volte commettono scelleratezze senza spiegazione . Tutti d’accordo quindi con la Tamaro che ciascuno debba andar dove lo porta il cuore, purché ci si porti dietro anche un po’ di sano senno. D’altro canto, una realtà regolata  esclusivamente da logiche razionali inaridirebbe l’uomo ai livelli di una tagliola, in una condizione in cui ogni evento, già claustrofobicamente determinato da schemi precisi e giusti per principio,  non lascia spazio a sogni e slanci audaci.  Come al solito, il segreto è nel giusto mezzo, in quell’ago della bilancia che soppesi cuore e ragione  tenendo mediamente in asse i due piatti, anche se spesso la vita richiede scelte più radicali e determinanti. Una terza via, tutta da scoprire e da educare, risiede in quella sintesi degli opposti che lo studioso statunitense Goleman chiama “Intelligenza emotiva”. Si tratta di un’operazione che mira a portare l’intelligenza, tradizionalmente assoldata dalla ragione, nella sfera dell’emozione. L’importanza di una formazione giovanile che, al di là di ogni nozionismo e conoscenza, pur necessaria, miri a insegnare come tenere a freno un istinto o riuscire a capire sentimenti e stati d’animo di un’altra persona, gestire al meglio le relazioni con gli altri ed entrare in empatia, codificare le proprie emozioni per sfuggire all’incomunicabilità e al disagio, si impone come necessaria alternativa in una realtà spesso dominata da estremismi e contrasti. L’educazione delle proprie emozioni apre la prospettiva di una convivenza sociale più serena in cui tutti possano seguire i voli del cuore ritrovando la strada smarrita con il tom tom della ragione.